giovedì 24 luglio 2014

Il record olimpico di Eric ‘l’anguilla’ (il peggiore di tutti i tempi)



Questa è la storia di un nuotatore della Guinea Equatoriale che ha stabilito un record singolare: il tempo più lento nella storia delle Olimpiadi nei 100 metri stile libero. Mai nessuno è infatti riuscito a fare peggio del 1’57”52 di Moussambani. Un tempone ai limiti della squalifica  e che ha reso Eric Moussambani una vera e propria star. Dopo la sua performance alle Olimpiadi di Sidney (2000) infatti sono arrivati tanti bei soldoni da sponsor vari, fino a farne una vera e propria star.

La storia. Eric Moussambani (1978) nasce come giocatore di volley, sport nel quale però non ‘sfonda’. Ad otto mesi dalle Olimpiadi in Australia gli viene fatta la proposta che cambierà la sua vita: la federazione di nuoto della Guinea Equatoriale infatti gli propone di partecipare alle Olimpiadi come nuotatore approfittando di una wild card. E lui, senza dubbi di sorta, accetta. Peccato ci sia un piccolissimo problema, Eric non sa nuotare. Lui però non si scoraggia, ha buona volontà e ci mette poco ad imparare. Gli allenamenti non sono facili, soprattutto in un paese che non possiede strutture adeguate. Eric si allena dove può. Fiumi, laghi e l’oceano sono le sue palestre, insieme alla piscina (appena 20 metri) dell’Hotel Ureca di Malabo. Giunto a Sidney  Moussambani vede per la prima volta nella sua vita una piscina olimpica. Nonostante le dimensioni della vasca (50metri) Eric non si spaventa affatto e si presenta sicuro di ai blocchi. Gareggiano nella sua batteria altri due atleti: Karim Bare (Nigeria) e Farkhod Oripov (Tagikistan). I suoi avversari però falliscono ancor prima di cominciare, squalificati per falsa partenza. Eric Moussambani si ritrova così a nuotare da solo. La gara comincia bene, almeno per i primi 15 metri, poi il crollo. La seconda vasca si trasforma in un vero e proprio incubo, Moussambani boccheggia, avanza con la testa sempre fuori dall’acqua, ma alla fine, con immane sforzo e tanta forza di volontà, conclude la sua prova tra l’entusiasmo del pubblico presente. E’ portato in trionfo quasi come un eroe. Ai media racconterà: “Non sono mai stato così stanco in tutta la mia vita. Non ero neppure mai stato in una piscina così grande in tutta la mia vita. Alla fine comunque è stato bellissimo, tutti facevano il tifo per me. E’ stato come vincere una medaglia d’oro”.

Onori, gloria e allenamenti. Eric Moussambani è un mito. In patria e nel mondo. Interviste e sponsorizzazioni lo riempiono di dollari, ma lui resta umile e continua a nuotare. Alla fine non riuscirà però a partecipare alle Olimpiadi di Atene (2004) per problemi legati ad un visto. Proverà a qualificarsi anche per Pechino 2008 ma senza riuscirci. Oggi Eric l’anguilla fa l’ingegnere e soprattutto l’allenatore della nazionale di nuoto della Guinea Equatoriale, anche se nessuno dei suoi atleti è riuscito a qualificarsi per le ultime Olimpiadi (Londra 2012).


lunedì 21 luglio 2014

Nord Corea Über Alles

Non ha nemmeno due settimane di vita e ha già raggiunto l'astronomica cifra di oltre 9 milioni di visualizzazioni su YouTube, un numero enorme soprattutto considerando che si tratta con ogni probabilità di un falso. Il video in questione riguarda la cavalcata della Corea del Nord ai Mondiali di calcio in Brasile, un vero e proprio trionfo della nazionale asiatica in una competizione alla quale in realtà non ha nemmeno partecipato.

Propaganda o presa in giro?  - Il successo del filmato è da ricercarsi nel manto di mistero che circonda da sempre la Corea del Nord, di cui conosciamo soltanto quel sanguinario pacioccone di Kim Jong-un, dittatore dal pugno di ferro e dalla faccia di cazzo, che si premura di tenere il mondo fuori dal suo paese e il suo paese fuori dal mondo. La cosa può portarci quindi a pensare che il video sia effettivamente reale, in un'ottica di propaganda di regime e anche se sappiamo che non è così, questa è la versione a cui vorremmo credere! Secondo Korea News Backup, che ha caricato il video (in coreano, con sottotitoli in coreano e senza possibilità di commenti), la squadra di Jo Tong-sop avrebbe battuto 2-0 la Cina, surclassato 4-0 gli Stati Uniti e letteralmente umiliato 7-0 il Giappone del buon vecchio Zac.
Campioni del Mondo! - Ma non finisce qui, perchè al video, che si conclude annunciando lo scontro agli Ottavi con il Portogallo di Cristiano Ronaldo, ne è seguito un altro, datato 15 luglio, in cui si raccontano, inframezzate da scene di giubilo e primi piani di mani che alzano la Coppa del Mondo, le fantastiche gesta dei nordcoreani, capaci di eliminare il Portogallo (appena 7-0) e poi la Germania e la Corea del Sud (stranamente), prima di rifilare otto pere al Brasile in finale. Insomma, una sorta di Holly e Benji con tanto di lieto fine, in salsa nordcoreana.


                             
                                                   Ecco lo spettacolare video sulla fase a gironi della Corea del Nord a Brasile 2014

venerdì 18 luglio 2014

Lashawn Merritt ce l’ha (o forse ce l’aveva) piccolo



Dalle fettuccine al cinghiale, alle bistecche al nandrolone passando per shampoo e pomate, e arrivando fino ai dentifrici. Sono tra le più strane e incredibili scuse utilizzate dagli atleti beccati a far uso di prodotti dopanti. Nel 2010 però il quattrocentista statunitense Lashawn Merritt è riuscito davvero a stupire giudici e tifosi.

La sua storia. Nato in Virginia nel giugno del 1986, appena ventunenne (nel 2007) è già medaglia di argento nei 400 metri ai campionato del mondo di Osaka (mentre conquista l’oro nella staffetta 4X400). L’anno successo, nelle Olimpiadi a Pechino arriva la sua consacrazione sportiva, con l’oro sia nei 400 che nella staffetta (sempre 4x400). Gli Stati Uniti sembrano aver trovato l’erede di Michael Johnson: Lashawn Merritt infatti si conferma numero uno assoluto nei 400 piani conquistando nel 2009 anche l’oro mondiale a Berlino. Poco dopo però arriva la doccia fredda e l’atleta viene fermato per doping.

Le dimensioni contanto.  Da dei controlli effettuati dall’USADA (l’agenzia antidoping americana), Lashawn Merritt risulta positivo allo steroide Dhea (una sostanza che aumenta i livelli di estrogeni, testosterone e pregnenolone) in ben tre occasioni tra l’ottobre 2009 e il gennaio 2010. L’atleta viene subito sospeso in via preventiva due anni, ma lo statunitense non ci sta e subito spiega ai media le sue motivazioni. Stando a quanto dichiarato, l’atleta di colore (particolare nel caso in questione non di poco conto) ha usato, senza prescrizione medica e per alcuni mesi, l’ExtenZe, un prodotto per aumentare le dimensioni del pene. Sono in molti a pensare che si tratti di una scusa, ma Lashawn Merritt grida a tutto il mondo la sua innocenza e buona fede (oltre a dichiarare di avercelo piccolo). “Si è trattato di un stupido, immaturo errore – dichiara in una conferenza stampa – Spero che i miei sponsor (la Nike, nda), la mia famiglia, i miei amici e lo stesso sport possano accettare il fatto che io abbia commesso un errore del genere. Qualsiasi sarà la pena che mi verrà inflitta non potrà mai comunque cancellare l’umiliazione che sento in questo momento”. E come dargli torto. Un bel giovanottone ‘nero’, alto 1.90 centimetri, atleta e campione olimpico, confessa a tutto il mondo di avere un pene piccolo e di essere stato costretto a prendere prodotti di ‘supporto’… Nonostante la figura di merda mondiale (che di per se potrebbe essere già una bella e pesantissima punizione), l’Usada terrà comunque conto dell’atteggiamento collaborativo dell’atleta che verrà squalificato ‘solo’ 21 mesi (a partire dall’ottobre del 2009). Una squalifica che scadrà (guarda caso direbbero i più maliziosi) alla vigilia dei mondiali di atletica del 2011 in Corea, dove Lashawn Merrit riuscirà a conquistare un argento nei 400 piani e un oro nella staffetta (4x400). Parteciperà anche alle Olimpiadi di Londra ma senza fortuna (fuori alle batterie per un infortunio muscolare), ma si rifarà l’anno successivo nei mondiali a Mosca (due medaglie d’oro). 


mercoledì 16 luglio 2014

FantaAssicurazioni, in America si può

Domenica 13 luglio 2014, poco prima di mezzanotte, la finale dei Mondiali è terminata da pochi minuti e sulla timeline di Facebook mi compare questo post di un amico: "Ok, adesso quando inizia il campionato?". Ecco, questo è il perfetto sunto di quanto il nostro paese sia calciofilo, i detrattori devono accettarlo e sono costretti a conviverci da sempre: l'Italia è un paese in cui il calcio è religione.
Fantacalcio, croce e delizia. Ecco perchè ci piace viverlo in ogni suo aspetto, con tanto di discussioni animate per tutta la settimana, scommessa la domenica mattina e, ovviamente, il Fantacalcio. Questo gioco, arrivato in Italia grazie al giornalista Riccardo Albini, può tirarti su dopo una giornata in cui la tua squadra ha preso una sonora paliata o gettarti nello sconforto più totale nonostante una vittoria dei tuoi. Ma a volte capita, se si è particolarmente fortunelli, di pagare l'iscrizione ad una lega, svenarsi per l'acquisto dell'Ibrahimovic di turno e...vedere il proprio fantacampionato andare in pezzi di fronte al crack del suo ginocchio dopo i primi 20 minuti della gara d'esordio: un dramma che tutti abbiamo vissuto almeno una volta. Come detto, Albini è considerato da tutti l'inventore nel 1988 del Fantacalcio, ma è ben noto che la sua idea prende spunto dall'americano Fantasy Football, che a quel tempo era già piuttosto popolare negli States ed era afflitto dalla medesima sciagura dell'infortunato di lusso...almeno fino all'arrivo di Anthony Giaccone.
The land of the opportunity. Quest'uomo, ha avuto un'idea tanto semplice quanto geniale e, con i giusti accorgimenti, ne ha fatto un business, praticamente dal nulla. Tutto nacque nel 2008, quando l'infortunio di Tom Brady, quarterback dei New England Patriots alla prima giornata di campionato, distrusse i sogni di gloria di centinaia di migliaia di fantagiocatori americani. Il loro dramma fece la fortuna di Giaccone, a cui si accese la lampadina. In pratica sul suo sito, (fantasyplayerprotect.com) offre polizze assicurative per i giocatori acquistati nelle varie leghe online americane. Vi basterà pagare, per ogni giocatore che volete assicurare, il 10% della quota di ingresso alla lega e, se il ragazzo si spezza, il buon vecchio Anthony vi risarcirà dell'intera quota di iscrizione. Fantastico!


lunedì 14 luglio 2014

La leggenda di Dorando Pietri (tra doping e sosia)



Dorando Pietri è una leggenda dello sport. Le immagini del piccolo maratoneta azzurro che, il 24 luglio del 1908, a Londra, taglia il nastro del traguardo sorretto dai giudici sono entrate nell’immaginario collettivo di ogni sportivo italiano e non solo. Dal cinema ai giornali, quella di Pietri è una storia che ha da subito lasciato il segno. Immortalata da Arthur Conan Doyle (che ne canta ‘le gesta’ sul Daily Mail). Pietri diviene una celebrità della sua epoca. Una storia, la sua, che praticamente tutti conoscono (o almeno una volta hanno sentito raccontare).

La storia. Dorando Pietri è  romagnolo, di Correggio.  Nato da famiglia di contadini, poi garzone di pasticceria, la leggenda narra che appena 18enne, vestito con i panni di bottega, durante una gara a Carpi, riuscì a tenere il passo del più grande maratoneta italiano dell’epoca Pericle Pagliani fino al traguardo. Nel 1906 partecipa ai Giochi Olimpici Intermedi ma è costretto al ritiro (problemi intestinali) a metà gara quando era saldamente al comando. Nel 1908, alle Olimpiadi di Londra è il favorito. E Pietri straccia tutti riuscendo ad arrivare all’ultimo chilometro con oltre dieci minuti di vantaggio sullo statunitense Hayes. Il maratoneta italiano però entra in crisi. All’ingresso nello stadio annaspa, barcolla, a stento riesce a tenersi in piedi. Sbaglia strada due volte, con i giudici a rimetterlo per il verso giusto e alla fine, dopo una serie di cadute riesce a tagliare il traguardo sorretto da un giudice (un megafonista) e poi sviene. Va in crisi cardiaca e rischia la vita, sotto gli occhi della regina d’Inghilterra Alessandra che sviene. Dopo tre ore viene dichiarato fuori pericolo, ma gli viene tolta la medaglia d’oro su ricorso della squadra Usa a causa degli aiuti ricevuti negli ultimi metri. La sua storia però, immortalata da Conan Doyle, fa il giro del mondo e commuove la regina Alessandra che vorrà premiarlo in seguito con una Coppa. La sua fama accresce giorno dopo giorno e Pietri viene invitato in tutto il mondo per competizioni varie. La più famosa lo vede protagonista al Madison Square Garden di New York nel novembre del 1908: una rivincita con l’americano Hayes (che Pietri vincerà) richiama ben 20mila persone. Si ritira dalle corse giovane, a soli 26 anni, con un bel gruzzolo accumulato come atleta giramondo. Le cose però non vanno benissimo e si ritrova a gestire un’autorimessa a Sanremo. Muore nel 1942.

 Accuse di doping. All’epoca non era proprio chiaro cosa fosse lecito e cosa non lo fosse. Spesso gli atleti ingerivano di tutto durante queste competizioni (figurarsi in una maratona). Resta il fatto che ci sono più testimoni che raccontano di averlo visto ingerire atropina e stricnina (addirittura un ciclista racconta che proprio nella maratona di Londra lo vide ingerire atropina nei pressi di Wormwood Scrubs).

Spunta il sosia. Nel 1948 Londra è di nuovo sede delle Olimpiadi. E Dorando Pietri viene invitato per l’inaugurazione. Lui si fa foto con tutti, partecipa ad una serie di banchetti in suo onore, assiste in tribuna d’onore all’evento raccontando anche la sua versione. E viene addirittura invitato come starter per la gara della maratona. In Italia però subito intuiscono che qualcosa non va e il Coni invia una foto della lapide di Pietri (morto nel 1942). L’impostore viene smascherato: si tratta di Pietro Valleschi, barista di Birmingham (ma originario di Pistoia, che finirà in galera.



venerdì 11 luglio 2014

"Mottram Incident", ovvero la peggior svista arbitrale in Scozia

Les Mottram (fonte: http://news.bbc.co.uk)
Patrick Thistle-Dundee United potrebbe rappresentare un esempio lampante del concetto di "sliding doors". Abbiamo un arbitro, un attaccante, un gol e un pallone, quattro ingredienti che, trattandosi di una partita di calcio, dovrebbero essere facili da mettere in ordine: la palla arriva all'attaccante che segna il gol e l'arbitro convalida. Già, dovrebbe essere semplice, ma nel nostro caso le cose non sono andate così, se fosse filato tutto liscio infatti, adesso l'attaccante Paddy Connolly non sarebbe una celebrità nel Regno Unito per NON aver segnato (almeno secondo il referto) e Les Mottram, al tempo del fattaccio uno dei migliori fischietti in patria, non sarebbe passato alla storia come il peggior arbitro scozzese. Entrambi avrebbero probabilmente continuato le proprie carriere finendo come la maggior parte degli esseri viventi nel dimenticatoio e io non starei qui a parlarne.
Mmm...avrà passato la linea? - Siamo nell'inverno del 1993 e al Firhill Stadium di Glasgow si stanno affrontando appunto il (o la? mah...) Patrick Thistle e il Dundee United. Gli "Arabi", nettamente favoriti, sono in vantaggio per 1-0 quando, su calcio d'angolo di Duncan Ferguson il pallone arriva a Paddy Connolly che da pochi passi lo scaraventa in rete. Colpendo il palo di sostegno dietro la porta il pallone finisce fra le braccia di un difensore, che lo restituisce mestamente al proprio portiere in mezzo al tripudio dei giocatori e dei tifosi del Dundee. Tripudio che si trasforma in sconcerto, quando ci si rende conto che fra tutti l'unico che non ha capito una mazza di cosa fosse successo è l'arbitro, il quale invita il portiere a rinviare. Ah, quanto ci è mancata la "Goal Technology" in quel pomeriggio di febbraio! Già, soltanto l'occhio elettronico avrebbe potuto infatti convincere Mottram che il pallone era entrato di appena due metri e mezzo. Nulla hanno potuto i giocatori e i dirigenti del Dundee, tutti i tifosi presenti allo stadio e gli stessi giocatori del Patrick Thistle che si avviavano verso il centrocampo, Les ha detto no, quindi niente gol.
Paddy Connolly (http://terracepodcast.net)
Due opposti destini - Da quel momento in poi, i destini di Mottram e Connolly hanno preso due strade opposte. L'abritro, che ha partecipato anche alla Coppa del Mondo negli States l'anno successivo al fatto, è rimasto comunque segnato per sempre da quell'errore incredibile e adesso fa da mentore ai giovani fischietti in Giappone, mentre l'attaccante è diventato un vero e proprio idolo nel Regno Unito, grazie appunto allo sciagurato errore di Mottram. "Non mi infastidisce il fatto di essere diventato celebre grazie alla svista di Mottram - ha dichiarato qualche anno dopo in un'intevista Connolly - mi dispiace per lui e ritengo ancora che allora fosse uno dei migliori arbitri del paese, ma a volte un singolo errore può marchiarti per sempre. Io ho cercato sempre di non farglielo pesare tutte le volte che ci siamo incrociati in altre partite, ma per me la situazione è certamente più facile che per lui...quell'episodio lo ha segnato".

                                                  Minuto 1:16 - Ecco a voi il Mottram Incident

mercoledì 9 luglio 2014

Il furto della stella (ovvero lo scudetto delle pistole)



Altro che Juventus, triade e Moggi. Altro che furti, scudetti di cartone, e 31 sul campo. La storia che mi appresto a raccontare, e conosciuta (anche se non da molti) come il ‘grande furto’, viene definita da Scott Murray, giornalista del Guardian, come il ‘peggior torto arbitrale di sempre', inserito in una speciale classifica persino davanti al famosissimo gol-non gol della finale mondiale del 1966 tra Inghilterra e Germania (anche se a farlo è comunque un inglese).
I protagonisti. Da una parte c’è il Genoa di William Garbutt, una delle migliori squadre del secolo scorso, la prima nella nostra storia calcistica a vincere un campionato senza subire sconfitte (stagione 1922-23), record eguagliato poi solo recentemente da Milan e Juve. Dall’altra il Bologna di Hermann Felsner, squadra di buon valore, che proprio in quella stagione, 1924-1925, conquistò il primo tricolore. Le due squadre si affrontarono infatti tra luglio e agosto la bellezza di ben cinque volte (andata e ritorno più tre successivi spareggi) per la vittoria della Lega Nord, titolo che avrebbe consentito di giocarsi il campionato contro la vincente della Lega Sud (in quella stagione l’Alba). In pratica una formalità vista la differenza all’epoca dei valori in campo tra nord e sud. Oltre alle due squadre, decisivi nella vicenda furono l’arbitro Giovanni Mauro e il gerarca fascista bolognese Leandro Arpinati (amico intimo di Mussolini, podestà di Bologna e successivamente nominato presidente Figc e del Coni).
La storia. Finale Lega Nord. Si affrontano il Genoa e il Bologna, con i primi, reduci da due campionati vinti e nettamente favoriti, a caccia della ‘stella’ per il decimo scudetto. Nella gara di andata a Bologna furono i genoani a vincere per 2-1. Sembra quasi fatta, ma nella sfida di ritorno il Bologna a sorpresa vince con identico punteggio. All’epoca non esistevano i rigori e si rese così necessario uno spareggio, che si giocò a Milano. Fu una gara quasi senza storia, almeno fino a mezz’ora dal termine. Il Genoa infatti si portò subito avanti di due reti. Nella ripresa il fattaccio: conclusione del bolognese Muzzioli, il portiere genoano De Pra devia la sfera sull’esterno della rete. E’ calcio d’angolo, ma improvvisamente dagli spalti irrompe in campo un gruppo di camicie nere (si dice ben istruite in merito dal gerarca Arpinati, presente allo stadio) che armate di rivoltella mettono letteralmente spalle al muro l’arbitro (Giovanni Mauro) per una ventina di minuti, in pratica fino a quando questi non concede il gol al Bologna. In un clima di tensione il Bologna poi troverà (non senza complicità del direttore di gara) il pareggio. Finisce così 2-2 ma il Genoa, rassicurato dall’arbitro Mauro, è certo di avere la vittoria a tavolino. Fatto che puntualmente non accade. L’arbitro Mauro si contraddice più volte in sede di referto davanti alla commissione federale (presente, guarda caso, il gerarca Arpinati, all’epoca vice-presidente Figc) e di conseguenza tocca di nuovo giocare. Questa volta a Torino. Le due squadre si affrontano per la quarta volta, e per la quarta volta finisce con un pareggio (1-1).
I bolognesi sparano, la Figc alza bandiera bianca. La tensione è altissima. Le due tifoserie si incontrano in stazione. Vola qualche parola di troppo e i bolognesi, rigorosamente in camicia nera, sparano. Le cronache dell’epoca parlano di una trentina di colpi sparati in aria. Un tifoso del Genoa viene ferito di striscio (da un colpo sparato in aria?). La Figc prova a fare la voce grossa: Bologna subito multato, poi si prende tempo per decidere se escludere il Bologna da ogni competizione sportiva. A Bologna scoppia il putiferio (ovviamente con l’abile regia di Arpinati), con una manifestazione in piazza Nettuno (si parla di un migliaio di camicie nere) a contestazione della Figc, che viene accusata di “grossolana insipienza, partigianeria e mendacio” e di “gretto parlamentarismo sportivo”. Si temono conseguenze per l’ordine pubblico e una coraggiosissima Figc opta solo per una ‘lieve multa’ al Bologna. Per decidere chi vincerà la Lega Nord si dovrà rigiocare ancora.
Siamo alle comiche. Siamo a fine luglio. Caldo e afa sono protagonisti. Anche per questo la Figc si orienta per giocare la gara a settembre, decisione che viene comunicata a entrambe le squadre. Il Genoa così manda in vacanza i suoi giocatori, a Bologna invece continuano ad allenarsi. Perché? Presto detto, Arpinati, ebbene sì ancora lui, ha un asso nella manica. Con un ‘atto di forza politica’, costringe la Figc a tornare sui suoi passi e a comunicare in fretta e furia la data dello spareggio: il 5 agosto a Milano. L’orario: alle 7 di mattina (in pratica all’alba). Il Genoa ha pochi giorni per organizzarsi, il Bologna in campo vince 2-0. Tutto fila liscio, comunicano con una certa soddisfazione dal ministero. Le pistole questa volta vengono tenute nelle fondine. A Roma si tira un sospiro di sollievo, a Bologna si esulta. A Genoa invece…
Dulcis in fundo. Il Bologna si laureerà campione d’Italia superando in finale l’Alba 4-0 all’andata e 2-0 al ritorno. Per la gioia dei tifosi, delle camicie nere, di Arpinati (che l’anno successivo sarà eletto alla guida della Figc) e Mussolini.

 
Una formazione del Genoa campione d'Italia, stagione 1923-1924